Vivo solo, o meglio coabito, da tre anni e mezzo ormai e la cosa mi va benissimo, se non fosse che ogni tanto, un po' per necessità e un po' per scelta, chiedo ai miei genitori di venire a casa mia.
La scusa è quella di invitarli a cena, anche se dopo dieci minuti che li ho in casa divento di pessimo umore, ma se mia madre si muove a compassione e sacrifica uno dei suoi pomeriggi a stirare tutte le camicie del mio armadio di certo non me ne dispiaccio. E se poi si organizza e porta anche le cibarie per la cena... beh che volete farci? Sarò un figlio unico fortunato e viziato.
Così come non mi stupisco che lei metta in scena il ruolo di mamma chioccia, la quale vorrebbe vedere il figlio sistemato e accompagnato a una brava ragazza (non pretende per fortuna che mi sposi, anche perché il matrimonio non è necessario per procreare e darle dei nipoti), mi meraviglio invece nel vedere come lei vada perfettamente d'accordo con il mio coinquilino. Nemmeno avesse trovato la nuora che da sempre desidera.
Io e lui ci conosciamo da quando stavamo nella culla perché abitavamo nello stesso palazzo e le nostre famiglie si conoscono benissimo, perciò mia madre si sente autorizzata a trattarlo come fosse un altro figlio, permettendosi di fargli richieste del tipo "Beh se non ci pensa mio figlio, quando ti sbrighi TU a darmi un nipote?" lasciandolo interdetto e lasciando me arrossire peggio di una mela Pink Lady.
Ieri sera si è consumata un'altra di queste scene, con la differenza che non sono diventato rosso per la vergogna, ma ho dovuto sigillarmi la bocca con "Saratoga il silicone sigillante" per non scoppiare a ridere a crepapelle.
Sono infatti sempre più convinto che se riuscissi a mettere insieme in una sceneggiatura teatrale tutte le scene che ho vissuto, probabilmente farei più soldi di Andrew Lloyd Webber.
Credo sia d'obbligo una premessa... torniamo quindi indietro nel tempo di un paio di giorni.
In questo periodo sto seriamente pensando di spedire i miei genitori al mittente rivelando loro che sono gay, una notizia che molto probabilmente non accetteranno benissimo, ma arrivato a 35 anni è necessario che li aiuti a capire esattamente chi sono, perciò dopo aver visto il nuovo film di Ozpetek la cosa si fa sempre più vicina come avrete capito anche dal mio post precedente, magari richiamando la loro attenzione a tavola durante una cena facendo tintinnare il bicchiere con un coltello.
Ieri mattina mando un sms al mio coinquilino dicendogli "Se prometto di non fare rivelazioni estreme, stai a cena con me e con i miei così mi fai da spalla?". Ovviamente ha accettato e ieri sera stavamo appunto aspettando che lui rientrasse dal lavoro quando mia madre tira fuori da una borsa stile Mary Poppins un ciambellone fatto in casa.
"Guarda mi sono inventata la ricetta di sana pianta... spero vi piaccia".
Non fa in tempo a dire queste cose che la porta si apre ed entra lui, saluta i miei e io gli faccio "Mia madre ti vuole così bene che ha preparato un dolce, ovviamente è per te visto che io dovrei essere a dieta".
Che un ragazzo (diciamo uomo) di trentacinque anni faccia ogni tanto commenti sulla sua forma fisica non lo trovo così anomalo, ma se mi sentiste mentre esprimo questi concetti di alto spessore vi rendereste conto della poca virilità che mi contraddistingue in certi momenti, e continuo a chiedermi quanto ancora stagioneranno le fette di prosciutto sugli occhi di mio padre e mia madre.
Ma la mia mancanza di virilità non è nulla rispetto a ciò che è seguito dopo...
Finito il mio commento "...visto che dovrei essere a dieta" mia madre prende la parola e inizia a elencare gli ingredienti e la ricetta inventata che però devo ammettere le è riuscita proprio bene.
"Ci ho messo il liquore e poi le scorze e il succo di un'arancia così ha un piacevole retrogusto di agrume...".
Stavo con la testa china sul mio computer portatile a cercare di far quadrare un foglio di calcolo Excel quando ecco che mi parte un sopracciglio (il destro) e uno sguardo fulmineo al mio coinquilino, appena lo vedo repentino sedersi sulla sedia accanto a mia madre (nemmeno fossero dalla stessa parrucchiera) assumendo la posa da braccino rotto appendi abiti al pronto soccorso con tanto di mignolo alzato, agganciandosi al suo discorso e dire "Guarda, se quando la rifai prendi il succo dell'arancia, lo zucchero, un po' di acqua e poi non mi ricordo cos'altro ancora, e fai la glassa... mmmm che buona!!! Mia nonna la faceva spesso, magari mi faccio dare la ricetta così te la passo!".
Mia madre era giubilante.
Io li guardo, lui capisce e si ritira immediatamente nelle sue stanze come un pavone con le piume strappate, con il passo piccolo e intimidito tipico di un personaggio di manga giapponese.
Dopo qualche minuto in cui io ho veramente fatto fatica a non dire "Ma cazzo lo vedete che siete in una casa di froci?" immaginandomi con il coltello in mano e il bicchiere del vino che fa tin tin tin richiamando la loro attenzione, LUI torna e decide di iniziare ad apparecchiare la tavola perché era ora di cena.
Io continuo sempre a cercare di far quadrare il foglio Excel su cui stavo lavorando e non mi accorgo di come viene apparecchiata la tavola finché mia madre non chiede al mio coinquilino "Ma, hai dimenticato i bicchieri? Perché non li hai messi in tavola?".
Lui, falso come una bambolina Made in China esclama "Oh ma dai! Li ho dimenticati! Tu guarda!"...
Stavolta parte a me la mano da paralitic(A) e lo guardo sorridendo e ringraziandolo con il pensiero per essere sempre là, al mio fianco, complice con me di molte mie scelte, cercando di alleggerire il peso di un fardello a volte un po' troppo pesante.
E poiché in questo periodo sto cercando di migliorare il mio inglese, non ho potuto non ricordare che bicchiere, dalle parti del Meridiano 0, si dice Glass!
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