lunedì 25 aprile 2011

QUONIAM

Negli ultimi giorni mi sono scontrato spesso con una parola latina il cui suono mi ha veramente affascinato.
La parola in questione è QUONIAM e poiché il mio latino si limita alla banale considerazione che è l’origine di alcune lingue del bacino mediterraneo dell’Europa moderna, non avendo mai studiato lingue classiche, vado in rete e ne cerco il significato, sperando di accrescere il mio sapere grazie a un moderno strumento di istruzione chiamato Wikipedia.
Il solo risultato interessante che trovo mi spiega che oggi la tradurremmo con “perché” in funzione di congiunzione. Sorge quindi in me la curiosità di sapere come gli antichi romani chiedevano e rispondevano alle domande e leggo svariati responsi che complicano ancora di più le mie idee…
Alla fine, arreso di fronte alla mia ignoranza, inizio a riflettere sul “Perché?” non proprio nella sua origine etimologica, quanto piuttosto sui tanti perché che attanagliano il mio animo.
“Perché iniziare a scrivere un blog, curarlo per qualche settimana e poi abbandonarlo per circa un anno, per poi rispolverarlo casualmente in un pomeriggio in cui, avendo tempo per me, cerco pace per la mia anima nei ricordi di una delle mie tante vite passate?” è stato uno di questi.
E allora, un po’ come una portiera conosciuta anni fa si meravigliava della musica classica che partiva quando lei si sedeva sul gabinetto di un esotico padrone di casa, io mi meraviglio nel considerare come, ogni volta che qualche evento importante irrompe nella mia vita, io sia pronto a dire che una vita è finita e un’altra inizia.

Quasi un anno fa un’altra vita è finita e un’altra è iniziata, e se quella finita fosse migliore di quella nuova chi può dirlo, fatto sta che non si può tornare indietro come nulla fosse stato. Bisognerebbe invece considerare che in tutto questo lento scorrere del tempo c’è stato un solo ed unico elemento comune in tutte le mie vite, ovvero io.

Anche questo blog è iniziato fra quattro pareti gialle e forse continuerò a scriverlo sopra un grande divano accanto a un gatto bianco e nero, o magari su un balconcino fiorito ai piani alti di un vecchio palazzo con vista sulle vite degli altri, o magari all’aperto, sotto il sole di un pergolato nei caldi pomeriggi estivi. Di sicuro ci sarò sempre io a scriverlo e ovviamente io solo a leggerlo, come fosse un semplice diario, pronto ad essere chiuso e riaperto al momento giusto.